GENOVA - Sono passati 36
anni dal quel 27 gennaio del '67 nel quale Luigi Tenco venne
trovato morto nella propria stanza d'albergo, all'hotel Savoy di
Sanremo. Trentasei anni, nei quali l'ipotesi del suicidio, con cui
il caso fu archiviato poco dopo il ritrovamento del cadavere,
non ha mai convinto del tutto.
Ora, secondo quanto riferisce oggi il quotidiano genovese Il
Secolo XIX, quell'inchiesta sta per riaprirsi, e proprio
con il capo d'imputazione che, in tanti, da anni, sussurrano
a mezza voce: omicidio.
A raccogliere i fascicoli sul caso è il procuratore della
Repubblica di Sanremo Mariano Gagliano, che ha dato ufficialmente
ordine ai carabinieri di rimettere insieme tutti gli atti
dell'inchiesta. Documenti, finora, non raccolti in un unico
fascicolo: in parte infatti, sarebbero conservati presso il
commissariato della Città dei Fiori, in parte negli armadi della
questura di Imperia, il capoluogo di provincia.
Presso gli archivi della Rai, invece, gli uomini dell'Arma, hanno
già sequestrato due videocassette, di un programma
televisivo trasmesso di recente, che tornava ad elencare i
tanti dubbi ancora aperti su quella morte. Gli stessi giornalisti
che hanno curato il programma,d 'altronde, hanno anche
presentato un esposto alla procura di Sanremo: all'interno 18
interrogativi nei quali si sarebbero imbattutti durante la
realizzazione dell'inchiesta, e che non hanno trovato risposte.
Luigi Tenco, cantautore raffinato e intimistico, in un'epoca
nella quale il grande pubblico si divideva tra i motivetti
sanremesi e la canzone "politicamente
impegnata", secondo la versione ufficiale si sarebbe
ucciso nella propria stanza d'albergo al termine di una serata del
Festival nella quale la sua canzone, "Ciao amore
ciao", venne eliminato dalla giuria.
Subito, anche grazie alla fama che il cantante si era fatto per
l'abuso di alcool e psicofarmaci, si pensò al suicidio. In molti
sollevarono dubbi sulla vicenda, ma la procura chiuse il caso in
fretta, archiviando le carte. Quei fascicoli avrebbero dovuto essere
distrutti dopo cinque anni. Eppure, forse proprio i dubbi che ne
avevano accompagnato la stesura, fecero sì che vi si
apponesse la dicitura di "atto perenne" perché fossero
conservati in futuro.
Ora, trentasei anni dopo, un procuratore della Repubblica è
determinato a far nuovamente luce sulla vicenda. E già
tornano a emergere i dubbi di allora: la pistola di Tenco, ad
esempio, che secondo gli esperti non avrebbe sparato.
E qualcuno già parla di nuovi esperimenti balistici, che
potrebbero togliere dubbi sulla dinamica del presunto suicidio. E
trasformarlo, se saranno confermati sospetti in grado di
rimanere in vita per ben 7 lustri, in un, forse ancora più
misterioso, caso di omicidio.
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